Yargı Episodio 8: una notte di vetro rotto in cui la verità taglia più dei coltelli
I corridoi del tribunale odoravano di caffè freddo e paura quando Ceylin, l’avvocata che sfida sempre il margine, consegnò il suo primo verdetto a se stessa: “Se lo incontro, riuscirò a non ucciderlo?” Engin, il brillante figlio d’oro di Yekta, aveva confessato tra mezze frasi e sguardi feriti; poi era fuggito giù per le scale antincendio come un’ombra con il battito cardiaco.
La scena si ricompose in pochi fotogrammi: Ilgaz corre, Eren serra il perimetro, le sirene mordono l’aria. Un pacco, un odore di benzina, mobili cambiati in fretta, un salotto lucidato come un alibi. Pars, procuratore dalla schiena dritta, fiuta la contraddizione e la trasforma in mossa: perquisizione in casa Tilmen, doppio campione di sangue per il laboratorio, perché con Yekta la prima prova scompare sempre. Intanto nel ventre della città un’altra corda si spezza: Çınar sanguina di colpa e punti di sutura, Defne trattiene il fiato con un palloncino in mano, Metin baratta il sonno con una bugia: “Non tornerai in cella.” Ogni promessa, qui, è un gancio al soffitto.