Silvestrini assolto, i difensori: “Anni di indicibili sofferenze. Ha affrontato tutto a testa alta”

POTENZA/LECCE – “Non ci sorprende”: è con queste parole che gli avvocati Luigi Covella e Leonardo Pace commentano l’assoluzione di Alessandro Silvestrini, il giudice leccese in pensione coinvolto nell’inchiesta su un presunto sistema illecito di favori (di cui abbiamo dato notizia in un precedente articolo).

I difensori ricordano come l’esito di oggi avesse già trovato una sua anticipazione nel corso del procedimento: prima nel provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari di Potenza respinse la richiesta di misura cautelare (gli arresti domiciliari) avanzata dalla Procura nei confronti di Silvestrini; poi nella decisione del Tribunale del Riesame, che respinse l’appello proposto dalla stessa Procura contro quella pronuncia, “iniziativa finalizzata, ancora una volta, a privare il dottor Silvestrini della libertà”, sottolineano i legali.

Ma l’assoluzione non dissolve il peso di questi anni: “La sentenza di oggi, pur a lui favorevole, non cancella l’amarezza per questi anni di indicibili sofferenze personali, sociali, professionali, mai del tutto compensate dagli attestati di stima che ha continuato a riscuotere, senza soluzione di continuità, per l’intero corso del processo. Un processo affrontato fin dal primo giorno a testa alta, senza mai perdere la fiducia nei giudici che di volta in volta si sono occupati di lui”, concludono i difensori.

La difesa di Liaci: “Una brutta pagina. Finalmente la verità”
Anche per il commercialista Emanuele Liaci, per il quale è arrivata la sentenza di non doversi procedere, il difensore Luigi Suez parla di accuse “completamente infondate” e “prive di qualsiasi reale fondamento, frutto di ricostruzioni accusatorie non supportate da elementi oggettivi”.

Al centro della critica della difesa c’è un elemento specifico: le intercettazioni telefoniche. “Alla base delle contestazioni erano state poste intercettazioni non correttamente trascritte, circostanza che ha contribuito a generare una rappresentazione dei fatti non corrispondente alla realtà”, afferma Suez. A questo si aggiunge un ulteriore profilo denunciato dal legale: “alcune intercettazioni favorevoli alla difesa erano state inizialmente ritenute dall’accusa “non pertinenti”, ostacolandone l’acquisizione agli atti. “Solo grazie all’intervento del gup è stato possibile ottenerle”, spiega ancora, “e si sono rivelate decisive per ricostruire correttamente i fatti”.

Per l’avvocato, la vicenda “rappresenta una brutta pagina del sistema accusatorio” e “condotte di questo tipo non dovrebbero trovare spazio in uno Stato di diritto”, specie quando “incidono profondamente sulla sfera personale, professionale e sociale di uno stimato professionista”.

Il difensore di Evangelista: “Non era colpevole ma neppure vittima di Errede”
“Sono lieto di esprimere la massima soddisfazione per la piena assoluzione nel merito del mio assistito, a conferma della validità della coraggiosa scelta di richiedere che venisse giudicato con il rito abbreviato” ha commentato l’avvocato Enrico Chirivì che ha sostenuto la difesa del commercialista Giuseppe Evangelista. “È caduto, tra gli altri, anche il capo di imputazione per concussione che lo vedeva parte offesa. Siamo felici anche di questo perché si trattava di un’accusa che poteva essere formulata solo da chi non conosce il reale meccanismo di funzionamento delle aste giudiziarie telematiche e non poteva certo essere ascritta, in tutta onestà, al giudice Pietro Errede, delle quali è uno dei massimi esperti italiani. Evangelista, infatti, in sede di interrogatorio aveva parlato di una propria subordinazione psicologica dovuta alla differenza di ruoli, giammai di essere vittima di qualsivoglia reato”, ha precisato il legale.

Errede: “L’elefante ha partorito un topolino”
Tono più tagliente quello scelto da Pietro Errede, che pure dovrà affrontare il dibattimento sulle due imputazioni superstiti. “L’elefante ha partorito un topolino”, commenta il magistrato. “Finalmente è stato accertato che non esisteva nessun ‘Sistema Errede’”.

Sulle accuse che lo attendono in aula, il magistrato annuncia battaglia su entrambi i fronti. Sulla vicenda della vettura, al centro dell’imputazione di tentata concussione: “Sarà smontata a dibattimento perché il veicolo era viziato, e lo dimostrano vari documenti oltre alla pendenza di un giudizio civile di risarcimento danni. In ogni caso non può certo parlarsi di tentata concussione.” Sulla collana di brillanti, contestata nell’ambito della corruzione in atti giudiziari: “Si dimostrerà che il rapporto tra me e Paglialunga non era improntato ad alcun patto corruttivo e che il monile è stato da me regolarmente acquistato, come è stato acquistato regolarmente con bonifico il Rolex”.